Ricorsi in Corte Europea
Nel caso in cui anche la Corte di cassazione avesse rigettato o dichiarato inammissibile il ricorso è possibile incardinare un procedimento davanti alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo al fine di far riscontrare una violazione e dunque far riaprire il caso.
In breve, il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo, serve per far riconoscere l’eventuale sussistenza di una violazione dei diritti dell’uomo verificata nel corso del processo tenuto in Italia.
La violazione più ricorrente è sicuramente quella del “giusto processo”: si verifica e ricorre questa violazione proprio quando in Italia si viene sottoposti ad un PROCESSO INGIUSTO.
In questi casi sarebbe dunque possibile far riaprire il processo celebrato in Italia e conseguentemente far annullare la sentenza di condanna attraverso la procedura di revisione europea.
Vi sono altresì ulteriori violazioni che possono essere inserite all’interno del ricorso se verificate nel corso del processo come ad esempio:
- Violazione Art. 3 CEDU. Detenuti. Spazio minimo vitale. Presunzione di trattamento degradante del detenuto;
- Articolo 7 CEDU: quando fare ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo;
- Art. 10 CEDU: quando sussiste la violazione e quando fare ricorso;
- Violazione del diritto di famiglia ed ART.8 CEDU.
Inoltre, per i casi più gravi ed urgenti, dove c’è una evidente violazione della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo, la Corte EDU può adottare misure provvisorie straordinarie in grado di far immediatamente rispettare i diritti dell’uomo fondamentali previsti dalla Convenzione.
Se hai necessità di proporre un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo, su questa pagina troverai alcune informazioni necessarie a capire come orientarti e a quale avvocato rivolgerti.
Cos’è la Corte Europea
La Corte europea dei diritti dell’Uomo è un tribunale internazionale, a cui aderiscono 47 stati tra cui l’Italia. La Corte Edu assicura il rispetto della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, un trattato del 1950 che tutela alcuni diritti ritenuti fondamentali per i cittadini e le imprese
Perché è importante la Carta CEDU?
La Carta CEDU si è dimostrata utile a far entrare nell’Ordinamento Italiano diversi importanti principi di libertà, uguaglianza, e a tutelare la propria dei cittadini da leggi interne che spesso si sono rivelate ingiuste.
Cosa sono i diritti dell’uomo?
I diritti tutelabili dinnanzi la Corte EDU sono i diritti alla vita, alla salute, alla libertà, al rispetto dei propri beni e dei propri crediti, ad un equo processo, ad avere un tribunale cui rivolgersi, a non subire un abuso del diritto, ad associarsi, alla libertà di pensiero, parola, religione, espressione, alla non discriminazione, a non subire pene in assenza di previsioni di legge, al rispetto della propria vita familiare. Si tratta dei diritti più importanti, figli dei diritti di libertà ed uguaglianza, che caratterizzano la nostra comunità e che devono essere ritenuti insopprimibili.
Chi può fare ricorso alla Corte Edu?
Hanno diritto a rivolgersi alla Corte tanto i cittadini quanto le imprese.
I ricorsi sono diretti contro gli Stati, e quindi per i cittadini italiani contro la Repubblica Italiana, per ottenere giustizia con riferimento a questioni dove la giustizia nazionale non è stata sufficiente. Anche dove la compromissione di un diritto sia arrivata da un privato, lo Stato può essere ritenuto responsabile per non aver posto in essere gli strumenti necessari ad assicurare la tutela dei diritti umani oggetto di lesione.
Cosa bisogna fare per rivolgersi alla Corte EDU
Per rivolgersi alla Corte Edu è necessario essersi preventivamente rivolti alla giustizia nazionale e che non siano decorsi più di quattro mesi dall’ultima sentenza (a partire dal 1/2/2022).
Per avviare un ricorso non è necessario un avvocato, tuttavia è consigliabile essere assistiti attesa la difficoltà e la tecnicità delle questioni trattate.
Le ultime condanne dell’Italia Innanzi la Cedu
La Repubblica Italiana è stata ripetutamente condannata dalla CEDU per le violazioni dei diritti dell’uomo.
A seguito di una condanna, lo Stato è obbligato ad adeguarsi alla decisione, anche pagando il risarcimento del danno patrimoniale o non patrimoniale, detto equa riparazione.
L’Italia è stata più volte condannata dalla Corte europea dei diritti umani (Cedu) per aver interrotto i rapporti fra genitore e figli e per aver dichiarato i bambini adottabili senza aver prima debitamente cercato altre soluzioni.
In particolare nel 2022 l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani (Cedu) per aver interrotto i rapporti fra una madre e una figlia e per aver dichiarato la bambina adottabile senza aver prima debitamente cercato altre soluzioni.
“Gli argomenti adottati dai nostri tribunali sono stati giudicati “insufficienti” dalla Corte europea, che ha anche condannato l’Italia a pagare un risarcimento a madre e figlia di 42.000 Euro. Inoltre, non essendo state ultimate le procedure d’adozione, la Cedu chiede alle autorità italiane di “riconsiderare rapidamente la situazione della madre e della figlia”.
La vicenda era iniziata nel 2013 quando la donna, 40 anni, residente a Brescia e di origine cubana, si era rivolta ai servizi sociali per chiedere aiuto contro il marito maltrattante. Insieme alla figlia (nata nel 2012) venne ospitata per due anni in un centro di assistenza e seguita dai servizi sociali i quali, dopo prime valutazioni positive, cominciarono a mettere in dubbio la capacità della mamma di prendersi cura della bambina, continuando comunque a ribadire la presenza di un legame molto stretto e forte tra le due.
Fino al 2015, quando il pubblico ministero chiese la sospensione della responsabilità genitoriale per la mamma e la adottabilità della bambina. La madre si oppose quindi fino in Cassazione, inutilmente, per poi rivolgersi alla Cedu. Secondo i giudici di Strasburgo, i tribunali italiani non hanno adeguatamente proceduto a una valutazione delle capacità genitoriali della madre e della situazione psicologica della minore.
Non solo: la corte di Strasburgo ha sottolineato che non è la prima volta che l’Italia viene condannata per violazioni di questo tipo e che il nostro paese è ritenuto responsabile di aver spezzato molti legami tra genitori e figli con procedure di affido, adozione o decisioni inerenti ai diritti di visita”.